Penso: sarà una osservazione banale ma la cucina italiana è strepitosa perchè abbiamo a disposizione materie prime di vera eccellenza.
Ieri sera mi sono concesso il quasi chilo di mucca a media cottura e oggi, lo sapevo, nessuno ha molta fame.
Perciò optiamo per il piatto unico.
La proposta è: spaghetti all'isolana con le polpettine di pescespada. La spaccio per una ricetta siciliana ma su questo non ci metto le mani sul fuoco.
Mi piace il pescespada perchè è in realtà molto versatile. Un trancio di pescespada alla griglia con una spruzzata di limone e un filo di olio già di suo è buono, anche se in realtà è un po' stopposo ed ultimamente mi sto convertendo alle cotture minimali del pesce.
La ricetta può sembrare complicata, ma se ti organizzi la fai in un'ora.
Metto nella vaporiera due belle fette di pescespada senza pelle e tagliato sommariamente. Un quarto d'ora al massimo.
In una ciotola metto una pagnottina di pane bianco ammollata mezz'ora nel latte a pezzi e strizzata. Aggiungo il pescespada, due tuorli d'uovo, due o tre belle cucchiaiate di pecorino romano grattuggiato, un pizzico di prezzemolo e uno spicchio di aglio spremuto nello spremiaglio (le solite due gocce di sugo). Ci metto anche alcune gocce di limone spremuto. E' un trucco che ho imparato dalla nonna di Manuela. Lavoro con la forchetta sino ad ottenere un impasto omogeneo. Non ci metto sale perchè già il pecorino è sapido ed il limone affina il gusto.
Confeziono palline della dimensione di una noce che passo nel pangrattato e metto in padella in abbondante olio ben caldo. Regolo la fiamma: devono prendere colore lentamente.
Nella terrina metto abbondante olio, due o tre spicchi aglio vestiti, e una bella cipolla di Tropea tagliata sottile ma non battuta e la lascio appassire.
Aggiungo i capperi dissalati e le olive nere taggiasche ( di entrambi metà li trito al coltello e metà li lascio interi). Lascio che prendano sapore poi aggiungo un mezzo bicchiere di vino bianco e lascio sfumare. A parte ho sbucciato una dozzina di pomodori rossi (li sbollento in acqua salata e li passo subito in acqua fredda, la pelle viene via da sola; poi li taglio a filetti e li metto nel colapasta alcuni minuti perchè rilascino un po' della loro acqua.
A questo punto metto i pomodori nel sugo assieme a quattro o cinque filetti di acciuga e un peperonicino (che toglierò, assieme, all'aglio, a fine cottura).
Vedo che il sugo risulta un po' asciutto (le polpette sono voraci di sugo) ed aggiungo due o tre cucchiaiate di passata di pomodoro.
Intento faccio bollire gli spaghetti. Durante la loro cottura metto le polpettine fritte nel sugo assieme ad un mezzo mestolo di acqua di cottura.Anche il sugo non ha bisogno di sale: ci sono già i capperi!
Scolo gli spaghetti a giusta cottura e li butto nel sugo, dove lascio che prendano sapore per 20 secondi a fiamma viva.
Li ho serviti nelle ciotole rustiche di smalto blu.
Anche per oggi discreto successo.
Li accompagno con un Roero Arneis ben freddo. Anche se è un vino di buona struttura ci soffre un po' nella competizione col sugo. Sono sempre più dell'idea che certi piatti di pesce non solo tollerano, ma addirittura reclamano un vino rosso, se pure giovane. La prossima volta proverò un Bardolino. Secondo me ci sta.
Un'altra osservazione: forse gli spaghetti non sono il formato giusto. La prossima volta proverò i rigatoni corti o i calamarata.